RIFLETTI, FAI ATTENZIONE

RIFLETTI, FAI ATTENZIONE

Sela: È un vocabolo che ritroviamo spesso nei Salmi, ma cosa significa?

 

Molto è stato scritto su questa parola, e ancora il suo significato non sembra bene stabilito.

  • Nel Targum o nella parafrasi caldea è reso (in ebraico) “lealmin”, cioè “per sempre”, o “per l’eternità”.
  • Nella Vulgata latina lo si omette come se non fosse parte del testo.
  • Nella Settanta lo si rende con “Diaqalma” e si suppone che si riferisca a una qualche variazione o modulazione nella voce del canto (Schleusner, Lex).

 

Questa parola ricorre 73 volte nei Salmi, generalmente al termine di una frase o di un paragrafo, ma nel Salmo 55:19 e 57:3 la troviamo nel mezzo di un versetto;  è adoperata, poi, tre volte nel libro di Abacuc (3:3, 9, 13).

 

Nella nostra versione non la si traduce mai, ma la si conserva come tale in tutti questi luoghi.

 

Essa ricorre solo nella poesia e si suppone che riguardi il modo di cantare brani poetici. Probabilmente è un termine musicale.

 

Inoltre, in generale, essa indica una pausa nel senso come pure nell’esecuzione musicale.

 

Gesenius (Lex.) suppone che il significato più probabile di questo termine musicale, o nota, sia "silenzio" o "pausa", e che essa fosse usata nel canto delle parole del Salmo, per dirigere il cantore a tacersi o a fare una pausa, mentre gli strumenti suonavano un interludio o un’armonia.

 

È probabile, se questo era l’uso del termine, che corrispondesse comunemente al senso del brano, e fosse inserito laddove il senso rendeva la pausa appropriata. E fuor di dubbio che di solito questo sia il caso.

Chiunque sia familiare con il carattere delle notazioni musicali, comprenderà subito, però, che non dobbiamo supporre che questo sia invariabilmente e necessariamente così, perché le pause musicali non corrispondono sempre alle pause nel senso.

 

Ewald ritiene che, a differenza di questa concezione, essa indichi piuttosto che nel luogo dove ricorre, la voce debba essere resa più forte, e che quindi sia sinonimo di “in alto”, più in alto”, “più forte”, dall’ebraico “sal, salal” (ascendere).

 

Alcuni, quindi, ritengono che si tratti di una semplice interruzione, una pausa musicale, altri pensano che significhi: «Cantate più forte, alzate il tono di una misura: sta per venire un argomento più importante, quindi accordate di nuovo le vostre arpe».

 

Le corde dell’arpa, infatti, ben presto si allentano e devono tornare a essere tese in modo appropriato.

 

È  altresì vero che le corde del nostro cuore diventino ancor più scordate. 

Fate in modo che Sela vi insegni a pregare: Possa il mio cuore essere sempre intonato, come il suono melodioso dell’arpa di Davide.

Possiamo almeno imparare che ogni qual volta vediamo Sela, dovremmo considerarlo come un segnale che ci invita a fare particolare attenzione. Leggiamo il brano che lo precede e quello che lo segue con maggiore cura, perché sicuramente c’è qualcosa di importante, per cui ci viene chiesto di riflettervi maggiormente facendo una pausa di riflessione, oppure come quando siamo esortati a

elevare il nostro cuore cantando in modo riconoscente.

Sela.

 

Annotazioni tratte da “Il tesoro di Davide” di Charles Spurgeon.