MISSIONI/MISSIONARI

 

In questa pagina riportiamo alcune note biografiche e tratti dell’attività spirituale svolta alla gloria di Dio da alcuni tra gli innumerevoli, fedeli servitori di Dio che dedicarono la loro vita alla proclamazione del Vangelo della salvezza delle anime e per manifestare la gloria di Dio.

Sono solo alcuni pochi esempi tra i servitori più conosciuti nell’ambito della Cristianità, senza assolutamente nulla togliere all’altrettanto gloriosa vita di milioni di oscuri credenti che hanno, con ardore, speso la loro vita per la gloria del loro amato Signore.

Questi credenti sono stati pronti ad offrire ogni loro bene materiale, relazionale e, perfino la loro stessa vita sull’altare del servizio fedele al Signore. Persone non note ad alcuno, se non a chi, come loro, ama lo stesso Signore e, forse, a qualcuna delle persone a loro più vicine, ma credenti il cui nome è, comunque, scritto nel Libro della Vita dell’Agnello allo stesso modo di quello di servitori più famosi.

Comunque, siano stati essi famosi o meno presso i credenti, una considerazione triste, (ma forse, ovvia) è che la loro vita è sconosciuta al mondo. Sono passati inosservati per il mondo perché il mondo non era degno di loro, eppure hanno potuto fare molto più bene al mondo di quanto ne abbiano fatto famosi personaggi della Storia umana che hanno sempre accompagnato le loro gesta valorose e le loro attività riformatrici della Società con una scia di dolore e di morti.

Se vogliamo, poi, limitarci a personaggi del mondo famosi per il loro lavoro in campi più filantropici, (pensiamo al soccorso alle popolazioni o, per esempio, alla medicina), ebbene queste pur lodevoli attività, non hanno potuto portare che bene alla vita terrena delle persone. L’Opera, invece, di un missionario o, semplicemente, di un credente fedele al Signore, porta bene ad una o più persone, non solo qui sulla terra, ma travalica il tempo e si proietta nell’eternità. 

Queste storie sono riportate affinché ciascuno di noi sia spronato ad imitarli nella loro fedeltà, seppure nei limiti delle proprie capacità.

Ricordiamo che Dio non ci chiede di dare, nella nostra Opera della Fede, più di quello che altri hanno dato, ma ci chiede di dare il massimo delle nostre capacità, della nostra disponibilità, del nostro impegno. Se facciamo così, ne avremo il premio.

Nella parabola dei talenti il Signore premiò colui che da cinque talenti ne aveva prodotto dieci e, analogamente chi da due ne aveva prodotti quattro. Il servitore che aveva avuto un solo talento doveva semplicemente mettere a frutto quel talento e non portarne dieci al Signore come quello che ne aveva avuti cinque.

Mettiamo, quindi, sull’altare del nostro servizio a Dio il massimo del nostro impegno, della nostra consacrazione, ricordando che ciò è buono e giusto perché Egli ha rinunciato alla gloria divina, s’è fatto uomo assumendo un corpo simile al nostro corpo di peccato e facendosi obbediente al Padre fino alla morte, e alla morte della croce.